Sono un'ombra che si aggira, l'ombra di me stessa. Non mi riconosco, non ho più forze né energie. Vivo d'inerzia. Osservo i visi, le espressioni, il cielo, le movenze, i canti degli uccelli. Ascolto il rumore della città, ma tutto mi è estraneo. Sono anestetizzata. In pausa pranzo potrei anche andare a Piazza di Spagna a godere della sua bellezza, ma mi rifugio nel mio panino davanti al computer in ufficio. Un ufficio che ormai è una farsa. Lavoriamo, o meglio ci proviamo, o a volte fingiamo, ma siamo tutti dei disperati.
Mia figlia continua a dire che non vuole che noi moriamo, lo ha detto pure alle sue amichette. Dice che noi siamo vecchi e che non riesce a togliersi questa idea dalla testa. "Mammina, non mi lasciare..." E io le dico che facciamo un buchino nella sua testa e tiriamo fuori piano piano la paura e lei dice che però la paura si ricrea.
Cosa succederà quando il suo piccolo mondo andrà in frantumi? Piccola bambina sensibile.
Continuo ad essere un'ombra totalmente anonima, nessuno nella città grande. Senza vergogna dico che ho paura di cambiare, e cambiare per sempre, alla mia età. Sì, perché non sono una giovanetta e ho voglia di radici, quelle che non ho mai avuto. E crearne per mia figlia.
Ma devo farmi forza per lei e per mio marito. E così stiamo cercando casa, scuola, quartiere. Ma poi non so nemmeno cosa andrò a fare. E cosa fare della nostra casa?
Scusate il momento di sconforto. Non sto poi così bene.
ps. Perché poi fa un male cane vedere tua figlia che piange e le chiedi il perché e lei ti dice che non lo sa, e per sdrammatizzare le dici che sarà malinconia, e lei ti chiede cosa sia la malinconia, e tu le dici che è una strana tristezza, e lei annuisce: sì, proprio una strana tristezza.